l’Unità. Storia di un archivio

Il documentario nasce dal ritrovamento in un capannone a Lentate sul Seveso (MB) della parte più consistente dell’archivio fotografico del quotidiano L’Unità. L’archivio ha avuto una sorte molto travagliata, come il partito di cui per tanti anni è stato l’organo ufficiale: il Partito Comunista Italiano. Nasce così un racconto lungo un secolo dove la storia del giornale si intreccia a quella del partito e alla storia d’Italia.

A Milano – a pochi passi dall’Archivio di Stato di via Senato, dove ora è ricoverato l’archivio – nel 1924 c’era la redazione, in Via Santa Maria alla Porta 2; mentre in via Settala c’era la tipografia da cui, il 12 febbraio di quell’anno, uscì il primo numero de L’Unità, il Quotidiano degli operai e dei contadini. Gramsci scelse il nome “L’Unità”, dopo avere avuto nel 1923 il via libera dei vertici del PCI e dell’Internazionale comunista.

Il racconto, scandito dalle fotografie dell’archivio e dalle tante voci de protagonisti, restituisce i diversi volti del giornale durante la sua storia: organo di un partito clandestino in lotta contro il nazifascismo; grande quotidiano popolare che arriva a diventare il terzo in Italia per diffusione; riferimento per le lotte operaie e contadine del secondo dopoguerra; promotore di inchieste sulla mafia e di interviste scoop come quelle a Tito e Fidel Castro; arena di polemiche culturali (Vittorini, astrattismo, fumetti…); protagonista di campagne come quella contro il Vietnam o per la legge sul divorzio; strumento di politica estera e di diplomazia nei rapporti con gli altri partiti comunisti; infine specchio della crisi che colpisce il mondo comunista a partire dagli anni ottanta.

Negli anni sessanta e settanta L’Unità vendeva nei giorni feriali 300mila copie e 500mila nei giorni festivi. Il 1° maggio raggiungeva il milione e mezzo di copie. Erano gli stessi iscritti al partito che diffondevano il giornale porta a porta.

Oltre all’Archivio de “l’Unità” , il documentario si avvale anche dei fondi dell’ISEC e dell’Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni, nonché di filmati di repertorio provenienti dall’AAMOD.

Dichiara Annalisa Rossi Soprintendente dei Beni Archivistici della Lombardia: «L’archivio di un grande quotidiano – ha dichiarato – può generare tante narrazioni quante sono e saranno le lenti con le quali sarà osservato, letto e compreso. Soggetto e oggetto, passato e futuro, memoria e visione si intrecciano fino a tessere la trama di un racconto culturale che si sedimenta come conoscenza sociale e può animare percorsi di sviluppo».

Tante le interviste realizzate per l’occasione e quelle d’archivio: Maria Canella, Elena Puccinelli, Annalisa Rossi, Aldo Tortorella, Giorgio Frasca Polara, Roberto Roscani, Letizia Paolozzi, Walter Veltroni, Massimo D’Alema, Claudio Petruccioli, Michele Serra, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Romano Bonifacci, Alba Solaro, Siegmund Ginzberg, Fiamma Lussana, Marco Brando, Ugo Sposetti, Alfredo Reichlin, Emanuele Macaluso, Mario Pirani, Miriam Mafai, Luciana Castellina.

Soggetto: Didi Gnocchi

Sceneggiatura: Didi Gnocchi e Matteo Moneta

Regia: Simona Risi

Una produzione 3D Produzioni con il sostegno del Ministero della Cultura e della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia.

Memoria & Progetto ha curato l’Archivio de l’Unità e collaborato alla realizzazione del documentario.